PERCHE' QUESTO SITO

Il sito nasce dalla voglia di raccontare la storia di nostro padre, stimato professore ed onesto amministratore della nostra Città, violentemente strappato alla vita ed alla famiglia dalla mano dell'uomo! Un sito per imprimere nella memoria volti e nomi, un sito per raccogliere altre storie ed altri nomi, un sito per non dimenticare, un sito per dare informazioni a chi nella rete cerca informazioni su medici e reparti, un sito che non ha paura di raccontare un tragedia ... affinchè ciò non accada più!
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sabato 18 gennaio 2014

NESSUNA MALFORMAZIONE CONGENITA. C'E' STATA SOFFERENZA FETALE!!!

BRINDISI – Nessuna malformazione congenita, inoltre la gravidanza non andata poi a buon fine sarebbe proseguita fino agli ultimi momenti in maniera regolare: il piccolo venuto al mondo nella tarda serata del 7 gennaio scorso all’ospedale Perrino di Brindisi, dove da settimane alcuni ascensori non funzionano perché ‘sabotati’, stando a quanto denunciato dalla Asl di Brindisi, sarebbe morto in seguito a una “sofferenza fetale”. E’ quanto è emerso dall’autopsia che è stata disposta dalla procura di Brindisi dopo che i genitori del bambino hanno presentato un esposto in procura con cui si chiede di accertare l’eventuale sussistenza di colpa medica e si mette in relazione la tragedia con il blocco agli elevatori: dieci le persone iscritte nel registro degli indagati tra medici, infermieri e personale sanitario. L’esame autoptico è stato eseguito oggi: tre i consulenti incaricati dal pm, Domenico Urso, Pantaleo Greco ed Ermenegildo Colosimo. Non è stato ancora possibile determinare con precisione la causa del decesso. Si dovranno attendere gli esiti degli esami istologici che saranno eseguiti dai consulenti che hanno novanta giorni di tempo per consegnare al pm la relazione sul caso. Stando a quanto riportato nell’esposto dall’avvocato della famiglia, Giovanni Zaccaria, la madre del piccolo, una donna di 34 anni di Carovigno, si era recata in ospedale la sera del 7 gennaio, su consiglio del ginecologo, alla vigilia del parto programmato. Aveva raggiunto il nono piano della struttura con un ascensore, poi i medici avevano deciso di anticipare il cesareo: una volta allestita la sala operatoria, la puerpera in barella era stata condotta in un’altra ala del nosocomio, perché l’ascensore più vicino non era in funzione, e avvolta in alcune coperte era stata fatta passare attraverso un corridoio all’aperto. Alle 23.24 aveva poi dato alla luce il bimbo. Vani i tentativi di rianimazione. Il giorno successivo a quello in cui è stata avviata l’inchiesta, i carabinieri del Nas avevano effettuato un sopralluogo ricostruendo il percorso fatto dalla donna dal reparto di Ginecologia (al nono piano della struttura) alla sala operatoria (al quinto piano). L’attività dei militari, compiuta su delega del pm inquirente si era svolta alla presenza di personale della direzione sanitaria, dell’area tecnica e della guardia giurata che martedì sera aveva scortato la partoriente in barella e i portantini per consentirle di raggiungere il blocco di ascensori funzionanti.Ve n’erano due, infatti, che probabilmente a causa di manomissioni, erano fermi. Sabato mattina intanto saranno celebrati a Carovigno i funerali del bimbo.

fonte: http://www.brindisireport.it/sanita/2014/01/17/il-neonato-era-sano-morto-per-sofferenza-fetale/

sabato 31 agosto 2013

28 INDAGATI PER IL DECESSO DI GIANNI FORTUNATO AL PERRINO

Secondo morto per peritonite: 28 indagati, sì alla riesumazione per autopsia
di Roberta Grassi » 29 agosto 2013 alle 19:13
L'ospedale Perrino
L’ospedale Perrino
SAN DONACI – Sono 28 i medici, infermieri e operatori sanitari degli ospedali di Brindisi e San Pietro Vernotico raggiunti stamani da un avviso di conferimento incarico che ha valore di informazione di garanzia per la morte del 36enne di San Donaci, Giovanni Fortunato, che era ai vertici dell’associazione nazionale sordomuti, ricoverato per una diagnosi di “ictus giovanile” e deceduto il 19 scorso dopo un’operazione per una lesione gastro intestinale. I famigliari dell’uomo avevano presentato un esposto, il 22 agosto scorso, al fianco dell’ l’avvocato Raffaele Missere: avevano chiesto la riesumazione della salma per accertare l’effettiva causa del decesso del congiunto.
Il pm Savina Toscani ha fissato il disseppellimento per il 5 settembre prossimo: l’autopsia sarà eseguita dal medico legale Biagio Solarino. Si dovrà accertare se la morte dell’uomo se sia imputabile a un errore medico, se cioè Fortunato sia effettivamente vittima di un caso di malasanità. Nella denuncia è contenuta tutta la ricostruzione dei fatti. A quanto si è appreso il primo ricovero dell’uomo risale al 6 agosto scorso, presso l’ospedale di San Pietro Vernotico. Lo stesso giorno fu dimesso ma le sue condizioni si sono aggravate tanto da necessitare il ricovero al Perrino di Brindisi, per un ictus. Il 17 agosto, poi, l’uomo è stato sottoposto a un intervento chirurgico. Il 36enne è morto due giorni dopo. Subito i parenti si erano recati presso il posto fisso di polizia, per rivendicare un minimo di chiarezza sull’evoluzione della vicenda.
L'avvocato Raffaele Missere
L’avvocato Raffaele Missere
Non era stata formalizzata però alcuna denuncia e difatti, senza la disposizione di alcun approfondimento medico legale, erano stati celebrati i funerali, il 20 agosto, e poi effettuata normalmente la sepoltura. Oggi il via all’inchiesta: titolare del fascicolo è il pm di turno presso la procura di Brindisi, Savina Toscani.Si indaga per omicidio colposo, quindi, a carico di 28 persone. Le indagini sono delegate ai carabinieri di San Donaci, al comando del luogotenente Francesco Lazzari e ai militari della compagnia di Francavilla Fontana. Si tratta del secondo decesso per peritonite verificatosi in pochi giorni nel Brindisino e della seconda inchiesta avviata dalla magistratura su impulso dei parenti: il 9 agosto era morto a causa di una occlusione intestinale il 69enne di San Pancrazio, Giovanni Leo: il pm titolare del fascicolo, Milto Stefano De Nozza, indaga per omicidio colposo a carico di 10 medici del Perrino di Brindisi.

sabato 10 agosto 2013

COLON PERFORATO MUORE DOPO RICOVERO

Giovanni Leo ha trovato la morte nel
reparto di chirurgia dell'ospedale
Perrino di Brindisi diretto da
Giuseppe Manca
BRINDISI - Ha un sospetto terribile: quello che al «Perrino» abbiano perforato l’intestino del padre e che proprio per questo sia morto il giorno dopo, dopo un tentativo disperato di salvarlo in un altro ospedale. Sono tutte da chiarire le cause del decesso di Giovanni Leo, 69 anni di San Pancrazio, conosciuto in tutta la provincia per via del suo lavoro di addetto ai palchi e alle luminarie delle feste. Il figlio Pancrazio vuole vederci chiaro e - in calce alla sua denuncia presentata ai carabinieri - ha scritto a chiare lettere che avrebbe comunque sporto querela anche se il padre ce l’avesse fatta a sopravvivere. Invece, purtroppo, non è andata così. Giovanni Leo, che abitava in con trada Caragnuli, era finito in ospedale in preda a forti dolori addominali. Non riusciva ad evacuare. «Abbiamo chiamato il 118 e l’ambulanza è arrivata in 5 minuti - racconta Pancrazio Leo -. Mia padre è rimasto su una barella del Pronto soccorso e gli hanno somministrato antidolorifici e quando è stato meglio ha pensato di tornare a casa». «Poi però - scrive Leo nella denuncia - i dolori sono tornati come prima e mio padre è finito di nuovo al Pronto soccorso dove è rimasto per molte ore ricevendo due consulenze chirurgiche dopo le quali i medici dichiaravano che non si era necessità di intervento in quanto l’intestino era palpabile». «Il 7 agosto - spiega ancora il figlio della vittima - nel tentativo di farlo evacuare, hanno utilizzato un clistere “alto” che ha raggiunto l’intestino e una sonda anale. Dopo questo intervento, è apparso un rigonfiamento enorme all’addome e il dolore è aumentato». A quel punto, d’accordo con la madre Teresa Peluso e la sorella Lucia, Pancrazio Leo ha deciso di trasportare il padre in un’altra struttura contro il parere dei medici del reparto nel quale Giovanni Leo era stato «parcheggiato», dal momento che non si trovava di certo in Chirurgia. «Abbiamo provveduto a trasportarlo a Francavilla con un’ambulanza privata - racconta il figlio -. Qui hanno effettuato una Tac ed hanno rilevato una perforazione del colon. Per cercare di salvarlo, lo hanno subito operato e i medici ci hanno detto dopo che l’addome era stato trovato colmo di feci». Le condizioni erano talmente gravi che si è reso necessario il trasferimento in Rianimazione. Un posto è stato trovato all’ospedale di Monopoli dove il paziente poi è morto. Forse una setticemia. Forse, altro. Di certo, occorre effettuare l’autopsia per cercare di chiarire in ogni aspetto questa terribile storia. Per ora, nessun esame autoptico è stato effettuato ma non è escluso che il magistrato - alla luce anche della dettagliata denuncia del figlio, che ha indicato circostanze e reparto in maniera dettagliata - possa disporlo per accertare eventuali responsabilità. «Resta comunque l’amarezza - afferma Pancrazio Leo -. Mi padre aveva dolore alla pancia, ma stava bene. Lo abbiamo portato in ospedale ed ora non è più con noi. Tutto questo è terribile. Vogliamo capire se qualcuno ha sbagliato».