PERCHE' QUESTO SITO

Il sito nasce dalla voglia di raccontare la storia di nostro padre, stimato professore ed onesto amministratore della nostra Città, violentemente strappato alla vita ed alla famiglia dalla mano dell'uomo! Un sito per imprimere nella memoria volti e nomi, un sito per raccogliere altre storie ed altri nomi, un sito per non dimenticare, un sito per dare informazioni a chi nella rete cerca informazioni su medici e reparti, un sito che non ha paura di raccontare un tragedia ... affinchè ciò non accada più!
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giovedì 3 ottobre 2013

Alcune foto scattate nei giorni scorsi

Quasi quotidianamente leggiamo, e pubblico, articoli inerenti la sporcizia al Perrino di Brindisi, le foto pubblicate dai giornali riguardano i terrazzini dei ballatoi (per chi è pratico dell'ospedale quelli adiacenti le scale). I balconcini delle stanze dei pazienti, speravo, presentassero condizioni migliori ... così non è!!! Pubblico di seguito alcune foto scattate su un balconcino di una stanza del reparto di Cardiologia, commentate voi!!!! Quei balconi sono tutti calpestabili dai degenti! Nessuno mai, a memoria di chi in quel momento occupava la stanza, alcuni da oltre quindici giorni, ha pulito tale scempio!!!







Nulla cambia al Perrino ... sporcizia, colombi morti e guano!!!


venerdì 23 agosto 2013

MORTE PER PERITONITE,ESPOSTO DEI FAMILIARI: PARTE NUOVA INDAGINE SUL PERRINO!

SAN DONACI – E’ stato depositato oggi pomeriggio presso la stazione dei carabinieri di San Donaci l’esposto dei famigliari di Giovanni Fortunato il 36 morto il 19 agosto scorso all’ospedale Perrino di Brindisi per una sospetta peritonite dopo che era stato ricoverato per un ictus e sottoposto a un intervento chirurgico per una lesione gastro intestinale.
L'ospedale Perrino
L’ospedale Perrino
I famigliari dell’uomo si sono rivolti all’avvocato Raffaele Missere: chiedono, se necessario, la riesumazione della salma per accertare l’effettiva causa del decesso del congiunto e per sapere se sia imputabile a un errore medico, se cioè Fortunato sia effettivamente vittima di un caso di malasanità.
Nella denuncia è contenuta tutta la ricostruzione dei fatti. A quanto si è appreso il primo ricovero dell’uomo risale al 6 agosto scorso, presso l’ospedale di San Pietro Vernotico. Lo stesso giorno fu dimesso ma le sue condizioni si sonoaggravate tanto da necessitare del ricovero al Perrino di Brindisi, per un presunto ictus. Il 17 agosto, poi, l’uomo è stato sottoposto a un intervento chirurgico. Il 36enne è morto due giorni dopo. Subito i parenti si erano recati presso il posto fisso di polizia, per rivendicare un minimo di chiarezza sull’evoluzione della vicenda.
L'ospedale Perrino di Brindisi
L’ospedale Perrino di Brindisi
Non era stata formalizzata però alcuna denuncia e difatti, senza la disposizione di alcun approfondimento medico legale, erano stati celebrati i funerali, il 20 agosto, e poi effettuata normalmente la sepoltura. Oggi il via all’inchiesta: titolare del fascicolo è il pm di turno presso la procura di Brindisi, Savina Toscani.
Si indaga per omicidio colposo, al momento a carico di ignoti. Nelle prossime ore potrebbe essere disposta la riesumazione della salma e quindi anche l’autopsia. In quel momento saranno anche iscritti sul registro degli indagati, come atto dovuto, i nomi dei medici e del personale sanitario che si è occupato del caso. Le indagini sono delegate ai carabinieri di San Donaci, al comando del luogotenente Francesco Lazzari e ai militari della compagnia di Francavilla Fontana, al comando del capitano Giuseppe Prudente.
Il pm Savina Toscani
Il pm Savina Toscani
Si tratta del secondo decesso per peritonite in pochi giorni e della seconda inchiesta avviata dalla magistratura su reparti del Perrino su impulso dei parenti: il 9 agosto era morto a causa di una occlusione intestinale il 69enne di San Pancrazio, Giovanni Leo: il pm titolare del fascicolo, Milto Stefano De Nozza, indaga per omicidio colposo a carico di 10 medici dell’unità ospedaliera del capoluogo.

martedì 20 agosto 2013

Ancora ombre attorno al Perrino

SAN DONACI – Un altro sospetto caso di malasanità al Perrino di Brindisi, per lo meno a quanto denunciano i famigliari di un 36enne di San Donaci, morto a causa di una peritonite – stando al referto – dopo un ricovero per un presunto ictus. Non è ancora chiaro come procederà la magistratura, per il momento si sa soltanto che Giovanni Fortunato non ce l’ha fatta, è deceduto stamani e i parenti hanno intenzione di formalizzare una querela per chiedere che sia fatta chiarezza.
La salma dell’uomo si trova a casa a San Donaci, dove il 36enne è stato trasportato poco prima della morte. Nel caso in cui dovesse essere presentato l’esposto, così come annunciato oggi, resterebbe a disposizione del sostituto procuratore di turno per l’eventuale disposizione dell’autopsia.
Se ne saprà qualcosa in più nelle prossime ore, quando il pm inquirente avrà preso visione anche delle cartelle cliniche. Si tratterebbe del secondo caso presunto di malasanità. Nei giorni scorsi per il decesso, sempre per peritonite dovuta ad una occlusione intestinale, di un 69 enne Giovanni Leo, di San Pancrazio Salentino, è stato conferito incarico per una perizia medico legale e vi sono 10 medici indagati, tutti del Perrino di Brindisi.

sabato 10 agosto 2013

COLON PERFORATO MUORE DOPO RICOVERO

Giovanni Leo ha trovato la morte nel
reparto di chirurgia dell'ospedale
Perrino di Brindisi diretto da
Giuseppe Manca
BRINDISI - Ha un sospetto terribile: quello che al «Perrino» abbiano perforato l’intestino del padre e che proprio per questo sia morto il giorno dopo, dopo un tentativo disperato di salvarlo in un altro ospedale. Sono tutte da chiarire le cause del decesso di Giovanni Leo, 69 anni di San Pancrazio, conosciuto in tutta la provincia per via del suo lavoro di addetto ai palchi e alle luminarie delle feste. Il figlio Pancrazio vuole vederci chiaro e - in calce alla sua denuncia presentata ai carabinieri - ha scritto a chiare lettere che avrebbe comunque sporto querela anche se il padre ce l’avesse fatta a sopravvivere. Invece, purtroppo, non è andata così. Giovanni Leo, che abitava in con trada Caragnuli, era finito in ospedale in preda a forti dolori addominali. Non riusciva ad evacuare. «Abbiamo chiamato il 118 e l’ambulanza è arrivata in 5 minuti - racconta Pancrazio Leo -. Mia padre è rimasto su una barella del Pronto soccorso e gli hanno somministrato antidolorifici e quando è stato meglio ha pensato di tornare a casa». «Poi però - scrive Leo nella denuncia - i dolori sono tornati come prima e mio padre è finito di nuovo al Pronto soccorso dove è rimasto per molte ore ricevendo due consulenze chirurgiche dopo le quali i medici dichiaravano che non si era necessità di intervento in quanto l’intestino era palpabile». «Il 7 agosto - spiega ancora il figlio della vittima - nel tentativo di farlo evacuare, hanno utilizzato un clistere “alto” che ha raggiunto l’intestino e una sonda anale. Dopo questo intervento, è apparso un rigonfiamento enorme all’addome e il dolore è aumentato». A quel punto, d’accordo con la madre Teresa Peluso e la sorella Lucia, Pancrazio Leo ha deciso di trasportare il padre in un’altra struttura contro il parere dei medici del reparto nel quale Giovanni Leo era stato «parcheggiato», dal momento che non si trovava di certo in Chirurgia. «Abbiamo provveduto a trasportarlo a Francavilla con un’ambulanza privata - racconta il figlio -. Qui hanno effettuato una Tac ed hanno rilevato una perforazione del colon. Per cercare di salvarlo, lo hanno subito operato e i medici ci hanno detto dopo che l’addome era stato trovato colmo di feci». Le condizioni erano talmente gravi che si è reso necessario il trasferimento in Rianimazione. Un posto è stato trovato all’ospedale di Monopoli dove il paziente poi è morto. Forse una setticemia. Forse, altro. Di certo, occorre effettuare l’autopsia per cercare di chiarire in ogni aspetto questa terribile storia. Per ora, nessun esame autoptico è stato effettuato ma non è escluso che il magistrato - alla luce anche della dettagliata denuncia del figlio, che ha indicato circostanze e reparto in maniera dettagliata - possa disporlo per accertare eventuali responsabilità. «Resta comunque l’amarezza - afferma Pancrazio Leo -. Mi padre aveva dolore alla pancia, ma stava bene. Lo abbiamo portato in ospedale ed ora non è più con noi. Tutto questo è terribile. Vogliamo capire se qualcuno ha sbagliato».

sabato 30 marzo 2013

Ennesima vittima in chirurgia a Brindisi:eseguita autopsia.

E’ stata eseguita nel primo pomeriggio di oggi l’autopsia sul corpo di Marianna Miglietta, la 69enne di San Pancrazio Salentino morta dopo un intervento programmato alla colecisti all’ospedale Perrino di Brindisi. Stamani il pm Marco D’Agostino aveva conferito l’incarico ai medici legali Biagio Solarino e Antonio Margari che hanno 60 giorni di tempo per consegnarne gli esiti al magistrato. All’esame hanno preso parte anche i consulenti nominati dall’avvocato della parte offesa e dai difensori dei 14 indagati.

sabato 8 dicembre 2012

ALTRA VITTIMA, STESSA FIRMA!


PISA. Cinque medici di due diversi ospedali - Campo di Marte di Lucca e Careggi di Firenze - sono stati rinviati a giudizio per la morte di una giovane infermiera professionale. Il decesso è avvenuto dopo una degenza durata un mese e mezzo nel corso della quale, stando all’accusa, ci sarebbero stati ritardi e negligenze su valutazione della malattia, diagnosi e interventi chirurgici. A causare il decesso sarebbe stato un aneurisma all’arteria splenica (quella all’altezza della milza) localizzato in ritardo. A nulla sarebbe servito, a quel punto, - secondo la Procura di Lucca - l’intervento all’arteria: l’infermiera, infatti, è morta una settimana dopo l’operazione per complicazioni polmonari e cardiache. Alessia Nannetti, 23 anni, residente a Capannori si era resa conto dell’imminente fine tanto da parlarne ai familiari: al padre Antonio, 56 anni, che abita a San Filippo, alla sorella Ilaria di 26 e al convivente che nel suo ricordo e per ottenere giustizia si sono tutti costituiti parte civile. La tragedia si consumò il 6 marzo 2002 all’ospedale di Careggi, ma le sofferenze della giovane infermiera iniziarono alla fine di gennaio dello stesso anno. Il sostituto procuratore Antonio Mariotti ha chiesto e ottenuto dal gip Alessandro Dal Torrione il rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio colposo nei confronti di Francesca Faraco, 44 anni, di Pisa, all’epoca dei fatti radiologa all’ospedale Campo di Marte; Paolo Bortolotti, 47 anni, residente alla SS. Annunziata, allora medico del reparto di chirurgia del Campo di Marte; Giuseppe Manca, 50 anni, fiorentino, in quel periodo medico dell’unità ospedaliera di chirurgia generale donne a Careggi;

GIUSEPPE MANCA: CONDANNATO PER DUE OMICIDI!

BRINDISI - Il concorso per la nomina del primario della divisione di Chirurgia del Perrino, indetto dalla Asl ad ottobre 2008, finisce in procura per effetto di un esposto che getta ombre sulla selezione. Dubbi, tutti da verificare, intorno alla scelta ultima del direttore generale Rodolfo Rollo, caduta sul dottor Giuseppe Manca, chirurgo di San Pancrazio Salentino a lungo di stanza al Careggi di Firenze. Il dirigente è stato condannato in primo grado in due procedimenti penali per omicidio colposo insieme all' équipe dell' ospedale fiorentino, per la morte di due giovanissime pazienti. Nella domanda per la partecipazione al concorso indetto dalla Asl brindisina, nel quale si chiedeva se i candidati avessero riportato condanne penali, e di specificare "eventuali precedenti penali a carico", Manca non disse d' essere imputato.
(fonte:http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/12/17/un-esposto-sul-concorso-chirurgia.html)

venerdì 7 dicembre 2012

CONDANNA PER I CHIRURGHI DEL PERRINO BARNABA-PICCIONE-GRECO


“Omicidio colposo per la morte di una donna di 79 anni”: il Tribunale di Brindisi ha condannato tre medici dell’ospedale Perrino a un anno, pena sospesa, per il decesso di Agnese Patti, avvenuto il 14 gennaio 2007, dopo due interventi chirurgici nell’arco di undici giorni, arrivando alla stessa conclusione del pm e della famiglia della pensionata, sul piano della responsabilità. La sentenza. Negligenza, imperizia e imprudenza sono state contestate e affermate in relazione all’operato svolto da Francesco Barnaba, per il quale il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a otto mesi, Giovanni Greco e Mauro Piccione, per i quali sono stati invocati sei mesi, ritenuti responsabili “in cooperazione colposa tra loro”.

ALTRA VITTIMA ... STESSA FIRMA!


ANNALISA aveva 22 anni. Morì a Careggi il 9 luglio 2003 fra atroci sofferenze per le complicazioni di una appendicite non tempestivamente diagnosticata. Serena era una studentessa di medicina. Nel gennaio 2001 si accorse che dietro la schiena le era spuntato un neo. Si fece subito visitare e operare. Il 30 gennaio 2001 il neo fu esaminato nel laboratorio di anatomia e istologia patologica dell' ospedale di Ponte a Niccheri. Il referto istologico fu incoraggiante. «Nevo melanocitico», non melanoma. Ma nel 2004 Serena si accorse della comparsa di un nodulo in corrispondenza della cicatrice. Venne operata di nuovo e questa volta la diagnosi fu drammatica: melanoma maligno. La chemioterapia risultò a quel punto tardiva. Le metastasi erano incurabili. Serena morì il 9 aprile 2005. Non aveva ancora 30 anni. Ieri per la morte di Annalisa sono stati condannati in tribunale per omicidio colposo a pene fra 8 e 6 mesi un medico del pronto soccorso di Careggi, Saverio Reddavive, due chirurghi (Giuseppe Manca e Luigi Presenti)